Backup, disaster recovery, business continuity… Un tempo mondi diversi e, spesso, lontani, oggi centro di gravità permanente del business e della salute di intere organizzazioni ma, soprattutto, un unico e inevitabile "magma" da cui nessuno può sfuggire e forse è un bene…

Ma andiamo con ordine. Intanto, come da tradizione, le definizioni. Wikipedia ed enciclopedie tecnologiche alla mano con il termine backup si indica la replica, su un qualunque supporto di memorizzazione, di "informazioni" depositate all’interno di notebook, workstation, server, smartphone, il tutto per evitare la perdita, dei dati stessi, in caso di eventi malevoli accidentali o intenzionali.
 
Backup cosa è e perché, forse, qualcosa è cambiato…

Fino a qui la teoria dunque e, soprattutto, la definizione standard di una tecnologia nata per dare una seconda vita alle nostre informazioni. Nulla di stravolgente o di particolarmente nuovo.

Tuttavia, senza dilungarsi troppo, negli ultimi due anni circa, la trasformazione digitale di cui tanto si è parlato, e straparlato, nella prima parte degli anni 2000 ha finalmente preso sembianze concrete, travolgendo, prima e più profondamente di tutti, proprio il mondo dei dati, delle identità, dei video, dei documenti, dei listini prezzi, delle chat WhatsApp… Il mondo delle informazioni, insomma, che proprio grazie a nuovi e formidabili strumenti di comunicazione digitale e, manco a dirlo, di generazione di contenuti, ha conosciuto un dirompente effetto “catapulta”. Un effetto che ne centuplica le dimensioni ogni giorno, ora, secondo e che, di conseguenza, ne rende sempre più complessa la gestione, il controllo, la protezione…

Video in diretta streaming, condivisione di file di grandi dimensioni in ogni luogo, spazio, momento, comunicazioni audio, video… grandi poteri nelle mani di privati, manager, fornitori di servizi IT. Grandi poteri ma, come diceva qualcuno, anche grandissime responsabilità perché, oggi, se capita qualcosa di storto, gli effetti non sono esattamente quelli di qualche tempo fa.

Al tempo dell'informatica che smette di essere prodotto fisico e che, grazie soprattutto alla flessibilità e alla scalabilità del cloud computing, diventa sempre più servizio, infatti, l'interruzione dello stesso ha effetti tanto più devastanti quanto più tempo si protrae… Provate a dare un occhio ai trend social ogni qual volta un servizio ormai comune come WhatsApp subisce qualche fermo. Dopo pochi secondi il più classico hashtag #Whatsappdown schizza in vetta ad ogni trend topic mondiale… per non parlare di quanto capitato qualche mese fa, un sabato sera, quando i server di Netflix hanno avuto qualche inciampo…
 
Il Backup è morto, viva il Backup… ma solo se si chiama Business Continuity

Oggi insomma, copiare, archiviare e mettere da parte un dato, una informazione di qualsiasi forma e dimensione, non basta e, soprattutto, non serve, se manca il passo successivo. Ovvero quanto ci metto a recuperare questo dato in caso di blocco, disastro, attacco ransomware? E, soprattutto, in quanto tempo sono in grado di ripristinare un servizio esattamente come prima?

Al tempo della digital transformation, di Netflix, Amazon Live e dei pagamenti digitali (dai bitcoin all'online banking) se e solo se il backup è in grado di rispondere a queste domande allora ha ancora davvero senso. Ecco perché, forse, il backup non è morto, ha solo conosciuto una nuova e più ampia forma di vita che prende il nome di Disaster recovery… anzi di più, di Business Continuity.

Mondi un tempo separati e che, oggi, devono necessariamente integrarsi, fondersi e dare vita a nuove piattaforme in grado di garantire davvero la protezione, la gestione, la continuità dei processi e, in tanti casi, del business stesso, ad una impresa. Le ricerche sono davvero infinite ma dagli Stati Uniti ci raccontano che, nel 90 per cento dei casi, una PMI che ha subito un blocco grave dei sistemi IT fallisce entro due anni… Non è un caso che, sul mercato, vendor internazionali storicamente focalizzati sul “backup”, anche di grandi dimensioni, da tempo abbiano rapidamente virato e cominciato a parlare soprattutto di continuità del servizio, downtime ed effetti sul business.
 
Backup cosa significa oggi, il caso Datto e l'evento del 27 febbraio

La sfida del "nuovo" backup è lanciata e in un campo molto complesso (sono davvero impressionanti i numeri delle imprese che hanno davvero in mente che cosa sia il risk management anche in un mercato critico come il finance) sempre più intensa a colpi di tempi di ripristino e capacità di garantire 0 effetti sul business.
Il tempo di ripristino sta dunque diventando il nuovo terreno di confronto per i fornitori di servizi IT e di grandissima attenzione per le imprese.

Anche e soprattutto in un simile scenario si riesce a comprendere il “fenomeno” Datto. Datto è una società fondata nel 2007 da quello che a oggi viene considerato uno dei più interessanti fenomeni della digital transformation. Austin McChord, oggi poco più che trentenne, ha infatti messo su strada una piattaforma hardware e software che integra backup, disaster recovery, business continuity e ovviamente Cloud e punta a rendere le imprese immediatamente operative anche in caso di disastro, crash del sistema o di perdita (totale).

Austin McChord
Austin McChord, CEO di Datto

Come? Attraverso i suoi device e software Datto replica i backup all'interno del cloud di Datto o all'interno di un cloud privato: questo assicura la presenza di una copia del sistema e dei dati al di fuori della rete che si sta proteggendo. Ogni backup è un’immagine completa e avviabile del sistema, come una sorta di fermo immagine completo che, automaticamente, viene realizzato e copiato in cloud.

In questo modo in caso di crash di un server, il dispositivo Datto è in grado di avviare in pochi istanti un server identico all'originale prendendolo direttamente dai backup e sarà immediatamente disponibile per tutti gli utenti. Ma c'è di più, nel caso in cui si verificasse un evento catastrofico per cui tutta la rete risultasse inutilizzabile, e quindi nemmeno il device Datto fosse raggiungibile, è possibile riattivare i propri server direttamente dalla console cloud di Datto.

Una tecnologia tremendamente efficace e utile soprattutto per i fornitori di servizi IT che non vogliono brutte sorprese e che, infatti, ha garantito a McChord una crescita dirompente più volte premiata dalle più autorevoli analisi di mercato.

Oggi Datto è una società di oltre 1400 persone sbarcata per altro in Italia circa due anni fa grazie all'accordo di distribuzione con Achab. Un mercato, quello italiano che ha risposto con grande interesse all'idea di Datto. Non a caso, il prossimo 27 febbraio a Milano, Austin McChord in persona sbarcherà nel nostro Paese per la prima volta in occasione del Datto Italy (#DattoItaly). Un evento organizzato in collaborazione con Achab e, durante il quale, intorno al "nuovo" backup, oltre agli uomini di Datto, si riuniranno esperti legali e di GDPR, che proprio sulla gestione dei dati avrà un impatto dirompente, e provider di servizi IT che hanno già testato la tecnologia e presenteranno i propri casi concreti. Qui tutti i dettagli, agenda compresa per non perdere uno degli eventi IT più importanti di questa prima parte dell'anno.



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