Per anni, decenni, secoli, i fan di Linux hanno decantato la sicurezza e l'inattaccabilità della piattaforma del pinguino. Purtroppo oggi ci si deve arrendere all’evidenza e notare che il ransomware arriva anche lì.

Qualche anno fa KillDisk era un virus che cancellava i file per arrecare danno: oggi è tornato alla carica assumendo la forma di ransomware, sia su piattaforma Windows che su piattaforma Linux.

Una volta preso il ransomware, al successivo reboot su piattaforma Linux, si vede questo "poco gradevole" messaggio…
 
 
Notare che per questo ransomware la richiesta di riscatto è estremamente elevata (oltre 200.000 dollari).
Ma l’aspetto per cui sta salendo (forse è già salito) alle luci della ribalta è che, nella versione Linux, la chiave di cifratura non viene memorizzata da nessuna parte.

Esatto, hai letto bene: i dati cifrati non possono essere recuperati.

Quindi anche se si paga il riscatto, i file non vengono restituiti in chiaro.

L’unica nota positiva di questa ondata di ransomware è che nella versione Linux, secondo i ricercatori di Eset, esiste un bug software per cui è possibile (anche se con difficoltà) risalire ai file originali.

Chiariamolo subito: questo bug sulla versione Windows non esiste.

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