Gestione IT

3 motivi per cui non tutto deve essere automatizzato

26 Novembre 2014

Viviamo in un mondo in cui la corsa tecnologica è inarrestabile e tutto viene reso automatico o automatizzabile. In particolare invitiamo a fare questa riflessione i service provider, ossia quelli che offrono servizi IT. Gli strumenti di gestione remota e di automazione si sprecano, il mercato pullula di soluzioni. Kaseya stesso punta tutto sull’automazione.
Dove sta il problema?
Non c’è un problema vero e proprio, ma ci sono delle considerazioni da fare circa l’automazione e, di conseguenza, delle riflessioni.

  1. Una cosa automatica smetterà di funzionare

Non importa quanto bravo sei o quanto tempo ci hai messo a risolvere un problema e a creare uno script che lo risolve. Il tuo script prima o poi smetterà di funzionare.
Per mille motivi: perché esce una nuova release del software, perché viene aggiornato il sistema operativo, perché cambia un driver o per altre ragioni. Quindi la manutenzione dell’automazione è importante tanto quanto la creazione dell’automazione. E talvolta succederà che mettere a posto un automatismo richiederà più tempo che risolvere il problema a mano. Non si deve quindi pensare che un problema risolto in modo automatico sia risolto per sempre.
E’ risolto finché l’automatismo non si rompe.

  1. Patch e aggiornamenti software

L’aggiornamento dei software e la distribuzione delle patch è una della prime attività che un fornitore di servizi IT si mette a fare. E la distribuzione di software fatta in maniera automatica libera un bel po’ di tempo. Tuttavia non è sempre opportuno installare tutte le patch che vengono rilasciate perché talvolta gli aggiornamenti e le patch potrebbero non essere compatibili con la macchina sulla quale vengono installate e se ti trovi a dover far ripartire un PC fermo che prima di installare l’aggiornamento non dava problemi… non è il massimo della vita.
Anzi ti costerà parecchio. Ancora: non tutti i server di produzione hanno davvero bisogno di tutti gli aggiornamenti. Ecco che l’automazione legata all’attività dell’aggiornamento software e distribuzione di patch è cosa buona e giusta ma non va mai applicata a tappeto: occorre conoscere le macchine, i clienti e i processi che fanno stare in piedi i clienti, per evitare che l’installazione automatica di una patch danneggi un cliente invece di proteggerlo.

  1. I report automatici possono allontanare i clienti

Se il contatto con il tuo cliente si limita a un report automatizzato che rendiconta l’attività svolta… allora è probabile che questa automazione allontani i tuoi clienti. Infatti benché viviamo in un’era tecnologicamente avanzata, i contatti umani restano fondamentali. I report tecnici devono esistere, e ben venga se sono automatizzati, ma è sempre necessario il contatto con il cliente, per capire cosa fa, come sta, cosa va bene e cosa non va bene… e questo nessun report lo puoi fare al posto tuo. Serve un contatto personale (magari anche per offrire nuovi servizi!). In chiusura, l’automazione permette di risparmiare molto tempo. Questo post non vuole dire che tu debba smettere di automatizzare. Anzi.
Occorre però sempre prestare attenzione a ciò che si automatizza e a come lo si rende automatico perché qualche volta l’automazione potrebbe tornare indietro come un boomerang.

Autore
Claudio Panerai
Gli ultimi prodotti che vi ho portato, nel 2020: Vade Secure Il primo sistema antispam/antihishing/antimalware basato sull'intelligenza artificiale e appositamente progettato per Office 365. Naturalmente a misura di MSP. ID Agent Piaffaforma che consente agli MSP di monitorare le credenziali (proprie e dei clienti) che sono in vendita nel dark web.
Nato a Ivrea nel 1969, è sposato e padre di due figlie. Laureato in Scienze dell’Informazione nel 1993, ha dapprima svolto numerose consulenze e corsi di formazione per varie società per poi diventare responsabile IT per la filiale italiana del più grande editore mondiale di informatica, IDG Communications. Dal 2004 lavora in Achab dapprima come Responsabile del Supporto Tecnico per poi assumere dal 2008 la carica di Direttore Tecnico. Giornalista iscritto all’albo dei pubblicisti, dal 1992 pubblica regolarmente articoli su riviste di informatica e siti web di primo piano. E' stimato da colleghi e clienti per la schiettezza e onestà intellettuale. Passioni: viaggi, lettura, cinema, Formula 1, sviluppo personale, investimenti immobiliari, forex trading. Claudio è anche su LinkedIn e Facebook.
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