Backup, DR e business continuity

Riflessioni di base per chi non ha mai fatto il backup

22 Ottobre 2014
Il backup di un server è una cosa complessa. Vi sono numerosi fattori differenti da prendere in considerazione e un'infinità di scelte da compiere quando si tratta di assicurare la protezione appropriata di un server aziendale. Nessun problema se si è un guru dell'IT con tutte le competenze di un'intera carriera alle proprie spalle, ma se invece ci si è appena avvicinati a questo settore persino un'indagine preliminare può essere frustrante quando si tratta di trovare le informazioni di cui c’è bisogno.

Troppo spesso quello che si trova è un linguaggio tecnico incomprensibile (al lettore non informato) o materiale marketing iper-semplificato.



 

Se ti ritrovi in questa figura, non preoccuparti, oggi sono qui per questo.
Questo articolo si sofferma su alcuni punti che in tanti diamo per scontati, ma per chi sta muovendo i primi passi, scontati non lo sono affatto.
 
Se sei Alan Turing probabilmente non scoprirai nulla in questo articolo, ma non andare via: potresti trovare degli spunti interessanti per spiegare ad amici e familiari quello che davvero fai al lavoro.

Bene, passiamo al punto numero uno.
Ci sono molte più destinazioni per il backup di un server di quante si creda.
Con tutto il gran parlare del Cloud che si fa ultimamente, è facile dimenticarsi che esistono numerosissime destinazioni di backup alternative. Nonostante quello che Internet in generale vorrebbe far credere, una di queste destinazioni di backup alternative potrebbe essere effettivamente più adatta alle tue esigenze rispetto al Cloud; tutto dipende dal budget, dai sistemi e dall'hardware di cui si dispone, e di quanti dati devi tenere al sicuro.
Per prima cosa c'è il Cloud. Non ci addentriamo nell'argomento, ma basta digitare in Google “backup cloud” e avrai da leggere per anni…
 
Avrai probabilmente sentito parlare di hard disk (HD o HDD) e nastri, per cui ecco un breve riepilogo: il nastro ha spesso una durata superiore, è più facilmente trasportabile e si rovina meno, mentre i dischi offrono tempi di ripristino più rapidi, maggiore accessibilità e spesso hanno costi iniziali inferiori. Eccoti un'ulteriore lettura a proposito dei pro e contro di HD e nastri.
E’ in inglese ma è sufficientemente chiaro.

E ora, per quanto riguarda le destinazioni di backup che non troverai sulle prime pagine dei giornali, iniziamo con RDX (tranquillo, non esagereremo col gergo tecnico!). RDX è un formato storage rimovibile basato su disco che è stato originariamente studiato come sostituto del nastro. 
 
Poi c'è Network Attached Storage (NAS), essenzialmente un raggruppamento di HD che si occupano dello storage dei dati attraverso una rete. In pratica non è altro che un server dedicato allo storage basato su file e nulla più.
E non dimentichiamoci una serie di altre opzioni per il backup via rete come iSCSI, server FTP, backup di server remoti via WAN, backup su cartelle locali… e potremmo continuare ancora. Di fatto sono tutti metodi per eseguire il backup su un server remoto, e vale la pena prenderli in considerazione se la tua azienda ha uffici dislocati in sedi diverse – o se sei disposto a creare una sede dedicata per un server remoto, è qualcosa su cui riflettere.
 
La tecnologia del nastro sarà certamente vecchia, ma non è ancora ora di spedirla in casa di riposo.
Non solo il nastro non è ancora andato in soffitta, ma sta ancora macinando record. Prima dell’estate Sony ha annunciato di aver sviluppato una tecnologia per il nastro totalmente nuova capace di memorizzare ben 185TB per cassetta. Non si tratta di un errore tipografico: sono proprio TERABYTE. Un valore talmente al di là di qualsiasi altra tecnologia per backup da rasentare la fantascienza. Il nuovo nastro Sony sfrutta un'innovazione scientifica (dire "magia nera" sarebbe appropriato) chiamata deposizione sputtering. Non entriamo nel tecnico, ma diciamo solo che l'effetto è quello di ottenere una capacità di 148GB per pollice di nastro magnetico, davvero più che sufficiente per qualunque genere di backup.
 
Certo, il nastro presenta anche alcuni aspetti negativi. Lo storage sequenziale è uno dei maggiori ostacoli (significa che l'ordine dei dati sul nastro è quello corrispondente all'ordine di output in fase di scrittura, quindi non è possibile muoversi liberamente tra i dati con un accesso casuale come quello di un hard disk). Ma per enormi volumi di dati archiviati, il buon vecchio backup a nastro è ancora più che valido. Non scartarlo a priori dalla tua strategia per il backup dei server.
 
Autore
Claudio Panerai
Gli ultimi prodotti che vi ho portato, nel 2020: Vade Secure Il primo sistema antispam/antihishing/antimalware basato sull'intelligenza artificiale e appositamente progettato per Office 365. Naturalmente a misura di MSP. ID Agent Piaffaforma che consente agli MSP di monitorare le credenziali (proprie e dei clienti) che sono in vendita nel dark web.
Nato a Ivrea nel 1969, è sposato e padre di due figlie. Laureato in Scienze dell’Informazione nel 1993, ha dapprima svolto numerose consulenze e corsi di formazione per varie società per poi diventare responsabile IT per la filiale italiana del più grande editore mondiale di informatica, IDG Communications. Dal 2004 lavora in Achab dapprima come Responsabile del Supporto Tecnico per poi assumere dal 2008 la carica di Direttore Tecnico. Giornalista iscritto all’albo dei pubblicisti, dal 1992 pubblica regolarmente articoli su riviste di informatica e siti web di primo piano. E' stimato da colleghi e clienti per la schiettezza e onestà intellettuale. Passioni: viaggi, lettura, cinema, Formula 1, sviluppo personale, investimenti immobiliari, forex trading. Claudio è anche su LinkedIn e Facebook.
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