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Datagate e Cloud: interessa davvero?

17 Luglio 2013

Lo scandalo Datagate è stato a lungo sulle prime pagine dei nostri quotidiani e ha messo a nudo la fragilità dei dati conservati nelle infrastrutture Cloud di tutti i colossi IT statunitensi, da Google a Microsoft, da Facebook a Yahoo, a molti altri.
Il Patriot Act, legge antiterrorismo istituita dopo l’11 settembre, prevale sulla privacy dei cittadini e delle aziende; il governo americano ha facoltà di richiedere l’accesso ai dati conservati dalle aziende USA anche se questi si trovano in un data center europeo.

Che impatto avrà il Datagate sulla diffusione del Cloud in Italia?

Il quesito ci è sorto spontaneo e abbiamo deciso di girarlo ai nostri clienti, aziende che erogano servizi IT alle PMI, attraverso un piccolo sondaggio.
Vista l’enorme visibilità del caso, ci è sembrata una domanda interessante e “urgente”.
Sicuramente ci ha influenzato il fatto che, all’interno del network europeo di distributori di cui facciamo parte, il tema sia stato dibattuto con veemenza, in particolare dagli amici spagnoli.
Ecco i risultati del sondaggio:




Le risposte profilano un campione in cui i NO-CLOUD sono quattro volte i PRO-CLOUD, e lo scandalo Datagate corrobora la loro scelta di campo.
Precisamente, nel gruppo NO-CLOUD confluisce il 44%, che dice che il Datagate è un ulteriore buon motivo per stare alla larga dal Cloud, e il 37% che sostiene che ai propri clienti il Cloud non interessi "a prescindere".
Carlo commenta: "Avere il server in casa e non essere dipendenti dalle limitazioni della ADSL è una gran cosa", e gli fa eco Valter che dice: "Condivido l’opinione dei clienti [di stare alla larga dal Cloud] e aggiungo che con le favolose linee internet messe a disposizione dalle compagnie telefoniche nazionali la gestione remota di dati è ancora un'utopia".
Nei PRO-CLOUD  finisce quel 10 % dice che il Datagate li terrà alla larga dai fornitori Cloud americani in favore di quelli locali e il 9% di "duri e puri" i cui clienti hanno capito che il Cloud è il futuro e che ritengono che i benefici superino di gran lunga i rischi.
Il risultato non è sorprendente: il mercato del Cloud in Italia è tutto da costruire.

Mi ha colpito però lo scarso entusiasmo nel rispondere alla domanda sul Datagate.
Da qualche tempo ogni settimana proponiamo un sondaggio ai nostri clienti nell’area riservata del nostro sito; il quesito sul Datagate è stato giudicato di gran lunga quello meno interessante, con un calo di risposte del 30% rispetto alla media.

Visto che tutti parlano di Cloud, perché così poco interesse sull’impatto del Datagate?

Pensavo che il tema fosse davvero urgente e che tutti, fautori, detrattori e agnostici del Cloud, avrebbero detto la loro: ero completamente fuori strada.

Incidentalmente la scorsa settimana ho avuto l’occasione di incontrare due giornalisti IT; i numeri del sondaggio erano delineati e ho chiesto loro  un’opinione.
Nessuno si è detto sorpreso, e mi hanno fatto notare due cose:

  1. che la spy story estiva sulla fuga di Snowden ha rapidamente offuscato i temi seri legati al Datagate;
  2. che il tema "privacy" a livello individuale è superato – abbiamo tutti un account Facebook! – e che per questo si tende a sottovalutarne l’importanza per quanto riguarda i dati aziendali, almeno fino a che non si rimane scottati.

Alla fine l’unico rimasto sorpreso sono io.  
Sono davvero da solo?

Autore
Francesco Doveri

Sono nato a Roma nel 1967 ma naturalizzato milanese, visto che a Milano ci vivo dal 1977.
 
Dopo la Laurea in Ingegneria Elettronica nel 1994 al Politecnico ho fatto per due anni il matematico alla SISSA di Trieste; non avevo abbastanza talento e ho deciso di “andare a lavorare”.  
La mia frequentazione con l’ICT inizia in Unisys nel 1997; da allora ho avuto modo di fare esperienza di marketing e vendite presso un system integrator (Etnoteam), un operatore mobile (H3G), una start-up (Abla), e un vendor di software (Nuance).  Da maggio del 2007 sono direttore marketing di Achab.
 
Ho avuto una grande passione per la canoa fluviale; ho dovuto appendere pagaia al chiodo per sopraggiunti limiti di età.
Adesso mi piace molto andare in barca a vela ma non lo faccio abbastanza, mi piace anche passare il tempo con Sara ma non la vedo abbastanza :-)
 
Sono anche su Linkedin e Facebook.
Commenti (5)

Personalmente nel Datagate vedo solo il risvolto mediatico di qualcosa che tutti quelli che lavorano nell’ambito sicurezza informatica conoscono bene. Sicuramente a molti sembrerà un evento "straordinario"… il problema della sicurezza dei dati è qualcosa di davvero difficile da gestire ed ha implicazioni legali molto controverse. Si tratta di temi molto più all’ordine del giorno di quel che si pensa, solo che se ne parla poco alla platea dei non addetti ai lavori e del resto la cosa è comprensibile in quanto non tutti hanno gli strumenti per comprendere la vastità del problema. Non è un caso che i media parlino molto di più della questione politica che ne è sorta più che delle questioni di carattere meramente informatico ed etico.

Rocco Sicilia,

Per rinfrancar lo spirito riporto la battuta geniale del mio amico Matthé: " avete presente quel grosso cloud provider americano che vi fa il backup dei dati gratis? Come si chiama … ah sì: NSA"

Andrea Veca,

@Andrea: geniale! 😉

Rocco Sicilia,

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Chi riconosce l’azienda che l’ha pubbilcata?

Andrea Bertoni,

mmmmh….forse era meglio mascherare a chi è concesso il diritto d’uso dei propri file… 😉
Resta il significato forte del messaggio

Andrea Bertoni,

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