Soluzioni tecniche

Dischi SSD: il defrag non s’ha da fare

28 Maggio 2013

Il defrag sui dischi allo stato solido non va fatto. Questo perché non solo è inutile, ma anche dannoso.



Vediamo intanto perché è inutile

La deframmentazione serve a riposizionare in modo contiguo i settori disco occupati da un determinato file.
Questo perché sui dischi magnetici (HDD), un file salvato su settori distanti tra di loro genera maggiori movimenti della testina, rallentando di fatto l’accesso al file e quindi l’intero sistema.
I dischi allo stato solido (SSD) sono invece ad accesso casuale (come la RAM), e in particolare mutuano la tecnologia NAND dalle schede di memoria Flash, tecnologia che, oltre a permettere una distribuzione dei dati e quindi una velocità d’accesso a essi uniforme, rende omogenea anche l’usura dell’unità.

E proprio questa considerazione mi permette di spiegare perché il defrag sui dischi SSD diventi dannoso

I dischi allo stato solido sono soggetti a usura, e quindi hanno una data di scadenza (non allarmatevi, quelli attuali hanno dati di targa di 5/8 anni).
Quindi ogni operazione in scrittura che effettuiamo ne accorcia virtualmente la vita.
La deframmentazione, per definizione, riscrive l’intera superficie del disco, per riposizionare i file in modo contiguo.
Per farlo, esegue moltissime scritture che non solo sono, come abbiamo visto, completamente inutili, ma usurano anche la superficie stessa.

Per concludere, spezzo una lancia a favore di Windows 8

A differenza di Windows 7 (in cui l’utility veniva disabilitata qualora fosse stato rilevato un SSD), in 8 il defrag si "adatta" a seconda del tipo di disco rilevato.
In caso di SSD, esso invia dei suggerimenti per ottimizzare e pulire la memoria di massa,  eliminando file non più utilizzati o inutili (l’operazione si chiama infatti Ottimizzazione).

Il consiglio è quindi quello di tenere abilitato il tool di defrag integrato in Windows, evitando qualsiasi altro programma di terze parti.  

Queste informazioni ti sono state utili?

Autore
Furio Borsi
Si appassiona al mondo digitale fin da bambino, con il glorioso Commodore 64, sul quale si diverte a scrivere semplici programmi in Basic e modificare giochi. Nel 1990 riceve in regalo il suo primo PC (i386), seguito un paio d'anni dopo da un i486dx. In questi anni affina le sue attitudini al problem solving, scassando hardware e software e divertendosi a rimetterlo a posto. ;) Diventa così "quello che se ne capisce" per i suoi familiari e amici, arrivando a collaborare con alcuni studi professionali per la gestione del parco macchine e dei server Windows. Finito il liceo, studia DAMS con indirizzo multimediale a Bologna e Imperia. Nel 2002, dopo un anno sabbatico a Londra, lavora come sviluppatore junior in un'azienda che produce software per database territoriali in ambito Pubblica Amministrazione. In questo periodo si avvicina con passione a problematiche sistemistiche e di network management su reti estese. Nel 2007 entra a far parte dello staff di Achab, per cui si occupa di formazione e supporto, in particolare riguardo a Kaseya, e gestione del parco macchine e della rete.
Commenti (10)

Allora aggiungiamo l’aggettivo "arguto" per Windows 8 ;)?

Andrea Veca,

@Mauro: a dire il vero, lo sto usando da poco sul pc aziendale e ne ha anche altre (prima fra tutte il tempo di boot);
@Andrea Plos: non voglio fare questioni "religiose" (anche perché probabilmente non indovineresti quale è il mio sistema operativo d’elezione 😉 ), ma Windows è (ancora?) il sistema operativo più diffuso (NetMarketshare lo dà sopra il 90%, sommando tutte le versioni) sia in ambito aziendale sia privato, quindi da "professionisti dell’IT" dobbiamo imparare a usarlo e a risolverne i problemi, che ci piaccia o no. 🙂

Furio Borsi,

rilevo una nota positiva a favore di win 8 🙂 !!

Mauro Della Piana,

L’importante, come si evince dall’articolo, é evitare accuratamente windows.

Andrea Plos,

Buongiorno Damiano, grazie per il tuo contributo. Quello che dici è vero, i dischi SSD hanno clicli di vita definiti. Ci sono alcune utility che li restituiscono, come ad esempio Idilinx SSD Status. Potrebbe essere un buon argomento per un prossimo post. Continua a seguirci!

Furio Borsi,

Infatti il defrag ai dischi SSD non serve in quanto avendo dei cicli di vita ben definiti i quali sono condizionati dal quante volte il disco stesso viene riscritto, e’ logico supporre che in questo caso ne accorci la vita in quanto con la deframmentazione si va a scrivere su di esso.
Quando lo si acquista si puo quindi chiedere quante ore di vita avra’ o meglo ancora per quanti terabyte si puo’ riscrivere prima di buttarlo. PS:ovvio che quando inizia a "morire", ce ne accorgiamo in quanto diminuisce il suo volume o meglio la sua capacita’ di immaganizzare dati!!

Damiano,

mi chiedo quindi… formattare un SSD ne riduce la vita? immagino di si…

gustavo,

Ciao Gustavo,
la formattazione è un’operazione di scrittura su disco, quindi in teoria potrebbe accorciare la vita del disco. C’è però da fare un distinguo tra le due modalità, completa (full) o veloce (quick): mentre la prima cancella attivamente tutti settori del disco, la seconda sovrascrive solo le tabelle di allocazione (senza effettivamente toccare i file), quindi la scrittura è molto più limitata, e solo a settori specifici.

Furio Borsi,

Letto da altri siti, un SSD col tempo non solo si avvicina alla fine ma lentamente, proprio per i buchi creatisi, rallenta gli accessi e di conseguenza ne pregiudicherebbe la velocità, perdendo i vantaggi rispetto ad un classico hard disk. Se questo fosse vero si potrebbe clonare tutto su un secondo SSD poi formattarlo in modo veloce e eseguire la procedura al contrario? Se fosse possibile riacquisterebbe, almeno fino alla sua morte, una certa efficienza?

Stefano Foglietti,

Ciao Stefano,
grazie per la domanda. Spero di averne indovinato il tenore: formattare un SSD non resetta il disco a livello hardware (ossia a livello fisico), quindi il tuo vecchio disco continuerebbe a presentare gli stessi settori inutilizzabili che aveva prima della formattazione.

Furio Borsi,

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