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Esistono i reati nel mondo virtuale?

13 Novembre 2012

È un problema culturale, lo so.
Non è un problema tecnologico, ma è un problema che riguarda tutti noi.
Mi riguarda sia come tecnico, sia come genitore, sia come cittadino.
Talvolta si ha l'impressione che il mondo virtuale abbia delle regole differenti dal mondo reale.
E in effetti forse è vero: le regole sono diverse. Ma le responsabilità no.
Il fatto che una cosa sia tecnologicamente possibile non significa che sia legalmente fattibile.
Il fatto che sia facile copiare un CD non significa che sia legale farlo.
Il fatto che sia facile sniffare (è un verbo pericoloso? allora dico intercettare) una password di posta elettronica non significa che sia legale farlo.

Esistono i reati nel mondo virtuale?
 

Cosa voglio dire oggi?

Vorrei portare l'attenzione su questo fatto: benché il mondo virtuale online abbatta molte barriere presenti nel mondo reale, è un mondo che richiede testa, cervello e responsabilità.
Sì, perché la legge punisce anche i reati commessi nel mondo virtuale.
"Si, ma tanto a me non mi beccano", "Figurati se prendono proprio me", "Cosa vuoi che interessi di quello foto postate su Facebook"…

Qualche esempio? Subito accontentati.

Un breve ma significativo saggio di come la legge punisca i reati "virtuali" e connessi con la rete (e in rete) può essere trovato in questo sintetico ma utile libretto messo a disposizione da Paolo Gasperi e Silvano Marchi.

Sei un genitore? Ti occupi di IT?
Che ne pensi?

Autore
Claudio Panerai
Gli ultimi prodotti che vi ho portato, nel 2020: Vade Secure Il primo sistema antispam/antihishing/antimalware basato sull'intelligenza artificiale e appositamente progettato per Office 365. Naturalmente a misura di MSP. ID Agent Piaffaforma che consente agli MSP di monitorare le credenziali (proprie e dei clienti) che sono in vendita nel dark web.
Nato a Ivrea nel 1969, è sposato e padre di due figlie. Laureato in Scienze dell’Informazione nel 1993, ha dapprima svolto numerose consulenze e corsi di formazione per varie società per poi diventare responsabile IT per la filiale italiana del più grande editore mondiale di informatica, IDG Communications. Dal 2004 lavora in Achab dapprima come Responsabile del Supporto Tecnico per poi assumere dal 2008 la carica di Direttore Tecnico. Giornalista iscritto all’albo dei pubblicisti, dal 1992 pubblica regolarmente articoli su riviste di informatica e siti web di primo piano. E' stimato da colleghi e clienti per la schiettezza e onestà intellettuale. Passioni: viaggi, lettura, cinema, Formula 1, sviluppo personale, investimenti immobiliari, forex trading. Claudio è anche su LinkedIn e Facebook.
Commenti (4)

Il problema è reso ancora più grave dalla poca comprensione degli utenti del concetto di reato informatico e dei legislatori/avvocati di pratica informatica.
Più volte mi sono trovato a fare da "Consulente tecnico di parte" in materia di civile e una volta anche di penale e il senso comune (dei due mondi) è quanto di più lontano dalla realtà si possa immaginare.

Riccardo Savini,

Concordo con quello che dici Riccardo.
Io non sono d’accordo con i legali che dicono che la giurisprudenza esiste già, va solo applicata all’informatica.
O meglio, certo che va applicata, ma nell’informatica ora sono possibili delle cose che nel mondo "reale" sono impossibili e quindi non esiste la giurisprudenza per cose impossibili.
Per questo motivo esiste un mercato legale ancora da esplorare, quello legato al diritto in materia informatica.
Per fortuna c’è qualcuno che ci ha pensato, per esempio l’avvocato Valentina Frediani titolare di http://www.consulentelagaleinformatico.it che talvolta posta su questo blog.

Claudio Panerai,

Bel post Claudio.
Sono anch’io genitore e informatico e ho una figlia che pensa che io non sia tanto bravo nel mio lavoro…
"Papà tu che lavori con i computer non riesci a scaricare i film da internet ma la mamma di E. ci riesce senza problemi".
E io a cercare di spiegarle i motivi per cui non lo faccio, credo con scarsi risultati.
Essendo anche un genitore impegnato nella scuola qualche volta mi è capitato di fare "il tecnico" in incontri sul tema della rete. E trovare psicologi, educatori vari che dicono di tutto ma che "dimenticano" questo aspetto.
Mi hai dato un’idea, quando sarà ora di discutere in Consiglio d’Istituto i vari progetti chiederò che in quello sull’utilizzo delle nuove tecnologie sia dato spazio adeguato anche a questo tema.
E, se mi dai il permesso, inserirò nelle mie slide il tuo post.

Gianluigi Trento,

Sorrido pensando al Consiglio di Istituto.
Sorrido perché ne faccio parte anche io.
Secondo me quello che manca completamente è la consapevolezza.
Cioe’ io so che passare col rosso è vietato e pericoloso. Se passo col rosso so a cosa posso andare incontro.
Ecco io credo che uno dei maggiori problemi dei "reati informatici" sia la mancanza di consapevolezza.
E qui dobbiamo fare (tanta) formazione e cultura.
Se uno sa, poi sceglie come comportarsi.
Puoi sicuramente riprendere il post, meglio ancora se link e diffondi la URL di questo blog.

Claudio Panerai,

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