Il paradosso di vCenter

30 Marzo 2015
Racconto di un amministratore IT

Qualche giorno fa mentre mi stavo preparando ad aggiornare un cluster HC3 ho vissuto una combinazione tra flashback e rivelazione.
Stavo pensando a una mia precedente vita come amministratore VMware con i relativi ricordi delle lunghe notti, delle complessità e dei capelli bianchi che facevano capolino a ogni aggiornamento di ESX.

La rivelazione relativa all'aggiornamento di un cluster Scale è semplice: non devo preoccuparmi che il mio host vCenter sia aggiornato e in grado di gestire i nuovi cambiamenti.


Amministratore IT


Ammettiamolo: non è impossibile gestire un cluster ESX senza vCenter, ma in questo modo il principale vantaggio di ESX (o di qualsiasi soluzione per la virtualizzazione in cluster) risulterebbe enormemente minimizzato.

A pensarci bene qualsiasi sistema operativo – che si tratti di un telefono, un DVR o un server di infrastruttura – ha bisogno di essere periodicamente aggiornato.
Magari si tratta di una vulnerabilità di sicurezza, magari di una nuova funzione o di una nuova interfaccia utente, ma nell'IT gli aggiornamenti sono un dato di fatto.
Gli aggiornamenti di Windows erano il cruccio della mia esistenza, prima che mi mettessi a gestire un ambiente ESX.
Un'altra caratteristica di questi aggiornamenti è la possibilità che si renda necessario un riavvio del sistema; probabilmente anche una qualche interruzione del servizio.

Quando si pensa a vCenter, i requisiti per gestire il gestore dei gestori (sì, in effetti è di questo che si tratta) diventano ancora più importanti: non solo perché occorre garantire che il virtual host, nel caso sia virtualizzata la VM del server vCenter, sia aggiornato in modo che l'istanza di vCenter funzioni correttamente, ma perché a causa di questo occorre avere a che fare con tutto il resto da cui vCenter dipende.
Occorre un database di qualche genere, oltre a un set discretamente specifico di patch o di versioni di questi database.
Oltre a questo, durante l'aggiornamento occorre farsi carico anche di altre necessità di base come DNS e Active Directory (se si ricorre a SSO).

La stessa pianificazione, attenzione e acquisizione di licenze che occorre per gestire i server vCenter è richiesta anche per la gestione di un cluster ESX.
E non abbiamo ancora nemmeno toccato il resto dell'ambiente, lo storage né la rete.
Questo solo per aggiornare o gestire il sistema; non posso nemmeno pensare cosa avrebbe significato l'installazione…

Come sono tornato a semplificarmi la vita


Dopo essermi ripreso dall'incubo mi sono trovato di fronte a un browser, un'unica interfaccia che non possiede complicati set di API e database di supporto per assicurare che tutto stia funzionando come deve.
L'interfaccia di Scale: niente da installare, nessun database da configurare, nessun software client.
È tutto integrato al suo interno e accessibile ovunque.

Mentre mi preparavo ad aggiornare il cluster non ho dovuto aprire una finestra di manutenzione né avvisare i miei utenti, e la procedura è partita…
Anche nel caso in cui un nodo del cluster avesse bisogno di ripartire, HyperCore distribuisce le VM attive su altri nodi del cluster.
Aggiornamenti senza downtime.
Ecco cosa semplifica la mia vita di amministratore IT.

(Tratto dal Blog di Scale Computing)

 
Autore
Claudio Panerai
Gli ultimi prodotti che vi ho portato, nel 2020: Vade Secure Il primo sistema antispam/antihishing/antimalware basato sull'intelligenza artificiale e appositamente progettato per Office 365. Naturalmente a misura di MSP. ID Agent Piaffaforma che consente agli MSP di monitorare le credenziali (proprie e dei clienti) che sono in vendita nel dark web.
Nato a Ivrea nel 1969, è sposato e padre di due figlie. Laureato in Scienze dell’Informazione nel 1993, ha dapprima svolto numerose consulenze e corsi di formazione per varie società per poi diventare responsabile IT per la filiale italiana del più grande editore mondiale di informatica, IDG Communications. Dal 2004 lavora in Achab dapprima come Responsabile del Supporto Tecnico per poi assumere dal 2008 la carica di Direttore Tecnico. Giornalista iscritto all’albo dei pubblicisti, dal 1992 pubblica regolarmente articoli su riviste di informatica e siti web di primo piano. E' stimato da colleghi e clienti per la schiettezza e onestà intellettuale. Passioni: viaggi, lettura, cinema, Formula 1, sviluppo personale, investimenti immobiliari, forex trading. Claudio è anche su LinkedIn e Facebook.
Commenti (2)

Mai sentito parlare di Vsphere Update Manager ? 🙂
Francamente non trovo così complicato aggiornare i vari Host Esxi gestiti dal Vcenter Server , inoltre ci sono una marea di opzioni per configurarsi istanza ridondate , Cluster HA e compagnia cantante.
Capisco che sia necessario fare pubblicità a Scale ma avete un pò esagerato nell’altro senso 😉

Danilo Gerardi,

La tua osservazione è pertinente, vShpere Update Manager ha fatto passi da gigante nel semplificare e proteggere gli aggiornamenti delle patch.
Tuttavia spesso succede che chi si deve occupare di IT è costretto ad essere un guru di SQL server, reti, host, virtualizzazione, Linux, Windows e chi più ne ha più ne metta.
Ed è impossibile essere specialisti in tutto.
Non avere *nulla* di cui preoccuparsi è il paradigma dell’amministrazione dei cluster Scale Computing, in modo che e i tecnici "generalisti" possano gestire l’infrastruttura virtuale con meno affanno (e meno competenze) per poter seguire tutta l’IT dell’azienda.

Claudio Panerai,

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