Soluzioni tecniche

La batteria dell’iPhone dura poco? Ecco il colpevole

18 Giugno 2013

Lo sapevo, non sono impazzito: ci doveva essere un motivo.
La batteria del mio iPhone ormai dura una sola giornata, senza nemmeno telefonare troppo.
Le battute sulla scarsa autonomia del gioiello di casa Apple le abbiamo fatte tutti (me incluso), ma ora la realtà sta diventando drammatica.

Non si tratta di un caso, ma esiste un "colpevole" per la scarsa autonomia degli iPhone


Batteria iPhone
 

E non sono io a dirlo.
L'ha scoperto lo sviluppatore Sebastian Düvel, che si è preso la briga di ingadare sul consumo anomalo di batteria usando un tool messo a disposizione da Apple stessa: Instruments.
Attraverso questa applicazione è possibile verificare quanta CPU consumano le applicazioni in uso sul telefonino.

Udite, udite: chi usa tutta questa CPU, consumando quindi batteria? Facebook!

"Cosa c'entra Facebook?", direte voi. C'entra eccome, dico io.
Facebook Messenger infatti gestisce sia il VoIP sia l’audio.
Ecco quindi che se anche le vostre icone di Facebook segnalano che sono in background sull'iPhone, non stanno affatto "dormendo" ma ogni pochi minuti si risvegliano e mangiano risorse preziose e cicli di CPU.
E anche disabilitando la chat dall'applicazione principale, il comportamento mangia-risorse resta inalterato.

L'unica via di uscita? Chiudere Facebook e il relativo Messenger se non lo si utilizza.
Provate e vedrete quanto aumenta la durata della batteria!

E la batteria del tuo iPhone, quanto dura?

Autore
Claudio Panerai
Gli ultimi prodotti che vi ho portato, nel 2020: Vade Secure Il primo sistema antispam/antihishing/antimalware basato sull'intelligenza artificiale e appositamente progettato per Office 365. Naturalmente a misura di MSP. ID Agent Piaffaforma che consente agli MSP di monitorare le credenziali (proprie e dei clienti) che sono in vendita nel dark web.
Nato a Ivrea nel 1969, è sposato e padre di due figlie. Laureato in Scienze dell’Informazione nel 1993, ha dapprima svolto numerose consulenze e corsi di formazione per varie società per poi diventare responsabile IT per la filiale italiana del più grande editore mondiale di informatica, IDG Communications. Dal 2004 lavora in Achab dapprima come Responsabile del Supporto Tecnico per poi assumere dal 2008 la carica di Direttore Tecnico. Giornalista iscritto all’albo dei pubblicisti, dal 1992 pubblica regolarmente articoli su riviste di informatica e siti web di primo piano. E' stimato da colleghi e clienti per la schiettezza e onestà intellettuale. Passioni: viaggi, lettura, cinema, Formula 1, sviluppo personale, investimenti immobiliari, forex trading. Claudio è anche su LinkedIn e Facebook.
Commenti (4)

Grazie al cielo ho un android

Giovanni Fabbris,

Il problema è analogo in ambiente Android, solo che le nuove scelte per la gestione del risparmio energetico, a discapito del real time, hanno limitato considerevolmente gli automatismi. Diciamo che un S3 usato senza risparmio energetico ha un’autonomia decisamente inferiore rispetto al tuo iPhone.
Comunque alla lista di applicazioni, oltre Facebook, ci metterei anche: Linkedin, Hanghup, Skype, Whatsup, gmail app.
Uno studio di un paio di anni fa indicava anche che la durata delle batterie dei device è legata anche ai cicli di carica e scarica, ma non come pensiamo noi, in pratica gli esperti hanno dichiarato che per massimizzare la vita dovremmo consumare la batteria fino al 20% e ricaricarla fino al 80%, che è un po’ come improponibile.

Emilio Polenghi,

Io in genere non faccio mai guerre di "religione": iOS contro Android o Windows contro Mac.
Uso quello che mi serve e che mi fa lavorare meglio.
A rischio di andare offtopic segnalo questo non per fomentare rivolte ma per mostrare che se iOS ha delle pecche, non è che Androird puo’ dormire sonni tranquilli: http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&cod=19424

Claudio Panerai,

A conti fatti tutte le piattaforme, parliamo anche di computer, hanno problemi simili. Diciamo che una Fork Bomb (che io chiamerei in modo diverso, ma sono antico) che parte dal caricamento volontario di un applicazione è un po’ una banalità. Come se uno si installasse da solo un virus sul server dopo aver rimosso l’antivirus. La minaccia diventa tale nel momento in cui la vulnerabilità può essere innescata a prescindere dall’utente.
Ma comunque sia, quanto sono effettivamente sicuri i dispositivi che maneggiamo, ma non solo in termini di blocco veicolato, ma anche di tutela dei dati contenuti ?

Emilio Polenghi,

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