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Posta Elettronica Certificata: falsa partenza

06 Dicembre 2011

In data 25 novembre, a un mese esatto dal nostro post sulla PEC in cui abbiamo detto che il termine per l’adeguamento era il 29 novembre (D.L. n.185/08), il Ministero dello Sviluppo economico ha emanato la circolare 224402 che rinvia di un mese sia il termine che le sanzioni.

Cos’è cambiato nel corso di un mese per determinare questo cambiamento?

Facciamo un passo indietro e riepiloghiamo la vicenda della PEC.
Tutto ha inizio con il DL 185/08 del 29 novembre 2008, che stabilisce l’obbligo per tutte le aziende di dotarsi di una casella PEC e di comunicarlo al Registro delle Imprese entro il 29 novembre 2011.
Qual è la situazione dopo tre anni? Su un totale di 2.727.579 aziende, all’inizio di ottobre 2011 solo il 15% è in regola, all’inizio di novembre il 16,5%. Le province più rapide sono state Ferrara e Pesaro-Urbino (con più di un terzo delle imprese registrate), al contrario Genova e Biella sono state le più lente (appena un decimo di aziende in regola).
All’imminenza del termine è iniziata una vera corsa alla regolarizzazione: dall'1 al 21 novembre sono state presentate alla Camera di Commercio 505.478 comunicazioni. A una settimana dal termine era in regola il 36,5% delle imprese.

Corsa in prossimità del termine

Nel frattempo le sanzioni previste per legge sono state dapprima dimezzate (da 206/2065 euro a 103/1032 euro) e poi ridotte a un terzo nel caso di adempimento entro i 30 giorni successivi al termine.
Questa corsa alla regolarizzazione ha causato grandi difficoltà ai gestori di posta elettronica, che hanno segnalato al Ministero l’impossibilità di far fronte a una tale mole di richieste di indirizzi PEC. Il Ministero ha quindi deciso di rinviare il termine di almeno un mese, sospendendo le sanzioni per due motivi:

  • è impossibile distinguere le aziende non in regola per dolo o per colpa (presupposto necessario per l’applicazione delle sanzioni secondo l’art. 3 legge 689/81);
  • in una situazione generalizzata di difficoltà (così definita nella circolare), muovere l’apparato burocratico per far applicare delle sanzioni comporterebbe più oneri che vantaggi per la pubblica amministrazione.

Quali possono essere i motivi di un tale ritardo? Facciamo delle ipotesi.

  1. Una questione di costi? Molte aziende si sono lamentate per il costo della PEC: da 5 a 50 euro all’anno per casella, a seconda del gestore. A tal proposito segnalo che Aruba regala la casella PEC e che alcune associazioni come Confartigianato e Confcooperative mettono a disposizione degli iscritti una casella gratuita per il primo anno.
  2. Problemi di gestione? Le aziende piccole a conduzione familiare sono numerose (soprattutto nel commercio e nell’artigianato) e non avendo una struttura articolata hanno maggiori difficoltà di gestione. Queste imprese possono ricorrere ai servizi di intermediazione, che si occupano per conto loro della PEC, dall’acquisto della casella alla comunicazione al Registro delle Imprese. Anche il costo di questo servizio (fino a 100 euro per casella) ha sollevato critiche, perciò faccio presente che alcune società di intermediazione propongono pacchetti commerciali ad hoc. Inoltre chi si affida a dei professionisti per la gestione può registrare l’indirizzo PEC del proprio studio professionale.
  3. Diffidenza verso le novità? Può sembra banale, ma non lo è se si pensa che in alcune zone d’Italia si registra tuttora un atteggiamento refrattario alle nuove tecnologie. È quello che emerge dal III rapporto E-Gov Impres@2010 realizzato da Retecamere pubblicato sul Corriere del Mezzogiorno del 22 luglio: l’84% degli imprenditori siciliani preferisce la raccomandata alla PEC, a differenza di quelli lombardi dei quali il 92,7% preferisce l’email alla posta cartacea.

Adeguamento tecnologico

Costi, norme, sanzioni… ma quali sono i vantaggi della PEC?

L’adozione della PEC rappresenta un risparmio sia per le imprese che per la pubblica amministrazione grazie all’eliminazione di una gran quantità di raccomandate cartacee, oltre a semplificare la diffusione di comunicazioni ufficiali tra i privati (contratti, atti negoziali, diffide…).
Nel 2012 è prevista l’applicazione della PEC per il processo civile telematico: ciò permetterà di semplificare la notifica degli atti giudiziari alle società, a vantaggio dei tempi della giustizia civile.
In vista di questi vantaggi, c’è da sperare che il rinvio di un mese del termine per l’adeguamento permetta a tutte le aziende di mettersi in regola. A tal proposito condivido l’opinione di Paolo Angelucci, presidente di Assinform (Associazione Nazionale delle Aziende di Information Technology): “L’importante è che questo mese in più non si trasformi in un anno o due, perché per noi la posta elettronica certificata è  la pietra miliare del processo di dematerializzazione che serve a rendere più efficiente e meno burocratico il paese”.

Secondo te, la Posta Elettronica Certificata comporta più costi o più vantaggi? Dì la tua in un commento!

Autore
Claudio Panerai
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Nato a Ivrea nel 1969, è sposato e padre di due figlie. Laureato in Scienze dell’Informazione nel 1993, ha dapprima svolto numerose consulenze e corsi di formazione per varie società per poi diventare responsabile IT per la filiale italiana del più grande editore mondiale di informatica, IDG Communications. Dal 2004 lavora in Achab dapprima come Responsabile del Supporto Tecnico per poi assumere dal 2008 la carica di Direttore Tecnico. Giornalista iscritto all’albo dei pubblicisti, dal 1992 pubblica regolarmente articoli su riviste di informatica e siti web di primo piano. E' stimato da colleghi e clienti per la schiettezza e onestà intellettuale. Passioni: viaggi, lettura, cinema, Formula 1, sviluppo personale, investimenti immobiliari, forex trading. Claudio è anche su LinkedIn e Facebook.
Commenti (8)

ci stanno gia l’email con tanto di possibilita di ricevuta di lettura a che serve sta pec,solo a sfilare i soldi a chi lavora,oramai non se nu puoi più in italia ci vorrebbe una bella rivoluzione francese

arrabiato,

Il nuovo termine per comunicare l’indirizzo PEC è stato fissato al 30 giugno 2012. Tutte le info sul sito DigitPA.

Ilaria Colombo,

Anche se sono veree corretti tutti i motivi per i quali la gente non ha fatto la pec (costi, diffidenza, ecc..) purtroppo quando in Italia si fa una legge poi c’è sempre un rinvio. Quelli che si sono messi in regola oltre ad avere rispettato la legge passano per i soliti IDIOTI.

Se si fa una legge che si tiene corretta e che permette un risparmo di denaro non sarebbe meglio farla rispettare e sanzionare quelli che non si adeguano ?

Danilo Ferrero,

Considerando che anche le stesse pubbliche amministrazioni a volte preferiscono non usare PEC, e il fatto che sia un "circuito chiuso" (mail inviata da PEC a non-PEC contiene talmente tanti incapsulamenti che viene considerata SPAM da qualsiasi filtro mediamente decente), non mi stupisco affatto della mancanza di adozione.

Per quanto riguarda la sostituzione della raccomandata.. ricordiamoci che l’avviso di ricevimento viene inviato quando la mail raggiunge il server _e non quando l’utente la vede_ .. non ci sarebbe voluto molto, dal lato tecnico, per poter far sì che solo una volta che l’utente si è collegato quando la mail è nel server gli avvisi di ricevimento fossero spediti.. ma si è preferito aggiungere un’ulteriore forzatura (il dover fare attenzione alle mail che arrivano), trovando un ulteriore "servizio" che viene fatto pagare extra (la notifica via SMS delle nuove mail in arrivo).

Infine il supporto software, a quanto ne so, è pessimo per chiunque non usi Windows.. e non mi sto riferendo solo a gente come me che usa Linux: più di un mio cliente ha ambienti principalmente (o esclusivamente) Mac OS, per loro la maggior parte delle opzioni sono… webmail.

Di problemi tecnici con la PEC ce ne sono già che basta, aggiungiamoci l’incertezza di non sapere se si va registrati o meno (io da libero professionista non ne ho bisogno, ma per sicurezza mi son registrato lo stesso … l’avrò usata tre volte in tutto)…

Diego Elio Pettenò,

@Danilo: sono assolutamente d’accordo con te. Danno E beffa.

Andrea Veca,

@Diego: un sacco di spunti interessanti nel tuo post, avresti voglia di sviscerarli maggiormente?
In particolare:

1) in che cosa consistono i problemi con i mac?

2) quali sono i problemi tecnici della PEC cui fai riferimento?

3) Il fatto che la PEC si considera consegnata quando raggiunge la mailbox (certificata) del destinatario è in effetti insidioso (e può portare a costi extra).
Ma tu che alternative vedi?
Se si considerasse il momento in cui il destinatario legge la comunicazione, basterebbe che il destinatario non leggesse mai la posta certificata per far crollare l’intero sistema.

Disclaimer: io non sono un paladino della PEC a tutti costi ma è un argomento che mi interessa molto ;).

Andrea Veca,

Evolution, Apple’s Mail e, a quanto ne so (ma non lo uso) Thunderbird non riescono a digerire gli header di incapsulamento PEC per quello che sono, e mostrano quindi un messaggio allegato (scomodo da visualizzare) con la vera mail, mentre gli header inseriti dalla PEC sono visualizzati in forma grezza… e soprattutto chi usa un Mac perché non vuole saperne di tecnicalità la trova decisamente scomoda.

Per quanto riguarda la ricevuta di ricezione… sarebbe bastato farla arrivare nel momento in cui l’utente si collega al server, e mandare un "nack" nel caso in cui l’utente non si collegasse per un determinato periodo dopo l’invio… o, visto che dovrebbe esserci un registro centrale almeno per le imprese, notificare tale registro se la casella non viene consultata per, chessò, un mese. Sicuro, non avrà la stessa efficacia nell’inviare una notifica con valore legale, ma è più "paritetica" con una normale raccomandata, così: d’altro canto la ricevuta di ricezione deve essere firmata, no?

Tra l’altro oltre al problema notato prima riguardo ai filtri antispam, come dovrebbe essere gestito il corretto invio di PEC per un sistema automatico (ad esempio una webapp)? L’unico modo di sapere se si è raggiunto un indirizzo PEC dovrebbe essere l’accettazione .. e in genere è buon design che una WebApp non abbia accesso effettivo alla posta ricevuta, ma solo permessi di invio diretto…

Oltre al fatto che chi ha buona parte dei contatti con l’estero (tra cui io, visto che metà del mio fatturato è su microbusiness e l’altra metà viene dagli USA), PEC è quasi completamente inutile. E non è stata veramente pensata per superare i confini nazionali, basta vedere come la stessa RFC6109 debba provvedere una traduzione dei termini negli header… che sono stati scritti in italiano! ( http://tools.ietf.org/html/rfc6109 per chi non l’avesse mai vista).

L’idea non è malaccio di suo.. ma la realizzazione lascia moltissimo a desiderare…

Diego Elio Pettenò,

Non ho grandi esperienze Mac, però anche su Windows, sia che si usi Outlook 2010,
sia che si usi Thunderbird, la mail certificata vera e propria è in allegato (come è infatti previsto dalla specifica).
Ovviamente questo può spiazzare l’utente che riceve il primo messaggio PEC, ma la lettura del corpo del messaggio
dovrebbe essere sufficiente (ad esempio, nelle mail consegnate alla caselle su pec aruba si legge "Il messaggio originale è incluso in allegato.").

Mi piace l’idea della ricevuta di "lettura", peccato non sia stata introdotta.
La certificazione della consegna nella cassetta postale a mio avviso è comunque sufficiente (scaricato dal server non significa letto, così come una raccomandata consegnata dal postino non è detto che non vada "persa"; con l’indubbio vantaggio a favore della PEC della data e del contenuto certo).
Occorre ovviamente abituarsi a controllare la casella certificata, e i rinvii o gli azzeramenti delle sanzioni purtroppo non aiutano.

@Diego
Ho una curiosità: a quale webapp stai pensando che necessiti di invio di PEC? Io ho in mente applicazioni di automazione del processo di fatturazione e riscossione…ma non vedo in questo caso alcun problema (trattandosi di applicazioni interne) a dare accesso anche alle ricevute.

Disclaimer: come sviluppatore di GPEC per MDaemon posso essere di parte 🙂

Stefano Ricci,

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