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Posta Elettronica Certificata: l’ama, non l’ama

10 Giugno 2013

Abbiamo chiesto ai nostri clienti (fornitori di servizi IT) quanti messaggi di Posta Elettronica Certificata (PEC) hanno inviato nei circa due anni intercorsi dall'entrata in vigore di questo strumento.

Quando abbiamo lanciato il sondaggio mi aspettavo un'affermazione plebiscitaria della risposta "Una manciata" e nessun commento.
E invece le sorprese non sono mancate.


Posta Elettronica Certificata

Per quanto riguarda il numero di messaggi PEC inviati, la risposta "Una manciata" ha in effetti ricevuto la maggioranza, ma questa è stata solo del 52%.
Per il 27% degli intervistati la PEC è entrata nell'uso quotidiano e vi fanno ricorso regolarmente.
Il 21% invece è riuscito a non mandare neanche un messaggio.

La parte più interessante però viene dalle risposte al secondo quesito del sondaggio

Si trattava di una domanda a risposta libera dal testo: "Secondo te la PEC è… (è lecito citare Fantozzi e la corazzata Potemkin 🙂 )".
Diversi aderenti al sondaggio hanno prontamente risposto alla chiamata riportando il profondo giudizio estetico di Paolo Villaggio circa la Kotiomkin de "Il secondo tragico Fantozzi".

Dopodiché lo spettro dei commenti ha spaziato dall'entusiasta al disgustato.

Diverse persone la trovano utile e qualcuno molto utile, come Roberto che la usa regolarmente da tre anni per l'invio in automatico delle fatture.
Marco rileva che i suoi clienti sono sensibili all'argomento e la usano davvero al posto delle raccomandate e conclude: "Non male in un momento in cui (ahimé) si può risparmiare tempo e soldi nell'ufficializzazione dei solleciti di pagamento".

Poi vengono i commenti ancora positivi ma con qualche ombra.
Secondo Massimo manca la cultura adeguata, secondo un altro Marco è un'idea con delle potenzialità interessanti e qualche lacuna.
Ma l'opinione più diffusa è che il limite maggiore sia l'ambito solo italiano.

Geniale Mauro secondo cui lo strumento diventa un'arma di distruzione di massa se chi ce l'ha pensa di dover inviare via PEC *tutti* i messaggi (senza curarsi magari che il destinatario abbia o meno la PEC).
In effetti, aggiungo io, ci sono alcuni geni che inviano newsletter commerciali (ovviamente non sollecitate) all'indirizzo PEC per disiscriversi dalle quali bisogna fare numeri da circo. Questi mittenti meritano un girone particolare nell'inferno dell'optout.

E infine entriamo nell'arena delle stroncature senza appello.
Alfonso parte da una considerazione economica definendo la PEC "Una montatura politica per far fare soldi ai provider italiani" mentre Carlo denuncia la "Scarsa conoscenza degli strumenti per certificare l'attendibilità del mittente", avallato da Fabio che la ritiene "La risposta in burocratese all'italiana a un problema tecnico risolvibile con soluzioni più semplici, intelligenti, sicure e già esistenti: i certificati digitali".

Andrea e Giovanni la buttano sul #RiderePerNonPiangere.
Secondo il primo, la PEC è "Come il DPS, come l'Agenda Digitale, come la Broadband. Meglio aspettare ancora un po' così non si rischia di fare cose che nascano obsolete. Anzi: non facciamole per nulla così il rischio è zero! E dei soldi che avanzano non c'è problema: qualcuno sa già cosa farne".
Giovanni invece la ritiene "Una discreta perdita di tempo… Ha valore solo in Italia e solo a patto che si scambino email con altre PEC… E solo nei giorni freddi di plenilunio estivo ma se la giornata è pari! Giusto un paio di vincoli di troppo".

E tu che cosa pensi della PEC?

 

Autore
Andrea Veca
Sono nato nel 1967 a Milano dove ho frequentato con successo le elementari di via Stoppani. Qualche anno dopo, nel 1992, mi sono laureato in ingegneria elettronica, al Politecnico di Milano. Nel frattempo ho conseguito un master presso il centro Cefriel nell'area Network Systems; spiegare agli stranieri come il diploma di master sia arrivato prima della laurea è sempre motivo di grande divertimento. In attesa di servire lo Stato ho trascorso qualche mese a Vienna, lavorando per la società di consulenza Austroconsult (che bella Vienna, chi vi dice che è una città morta non ci è mai stato). Alla fine lo Stato l'ho servito e sono stato ufficiale di complemento in Marina: un anno a Roma a occuparmi di sicurezza dell'informazione, anzi di come sfondare l'altrui sicurezza dell'informazione (che bella Roma, chi vi dice che non è la città più bella del mondo non ci è mai stato). Congedatomi nel 1994 ho costituito Achab il 19 luglio insieme ad alcuni amici. Visione chiara, richiamo della missione, do or die, opportunità da non perdere? Macché: puro caso e poche idee (confuse). Verso la fine del 1998 padroneggiavo il concetto di fattura quando è cominciato il delirio dot com che ci ha fatto trascorrere due o tre anni pieni di follia e divertimento. Due tentativi di acquisizione, la possibile entrata nel capitale di una merchant bank (qualche giorno prima dell'undici settembre abbiamo pensato che non fosse il caso di concludere: è andata bene a entrambi) e una pletora di progetti assurdi in cui si lanciava con grande spregio dei fondamentali. Nel 2003 ci si è dati tutti una calmata. Nel 2007 ho costituito una nuova società, CiDica, destinata a rivoluzionare il modo in cui si erogavano i servizi IT. Ero fermamente determinato a non ripetere gli errori commessi ai tempi della nascita di Achab. E ho mantenuto questa promessa; in compenso ne ho fatto una valanga di altri per cui, visti i cieli plumbei del 2008, ho pensato di liquidare il tutto prima che qualcuno si facesse male. Oggi continuo a lavorare in Achab con grande soddisfazione. Lavoro attivamente a RadioAchab, il podcast per chi si occupa di IT. Appena posso vado a parlare da chi ha voglia di ascoltarmi. Se ti serve un keynote speaker, fammi un fischio. Mi trovi su LinkedInFacebook e Twitter. 31/1/2020: a Pontedera per festeggiare i quarant'anni di PC System Andrea Veca keynote speaker per i 40 anni di PC System 30/1/2020: a Cesenatico a parlare di Comanaged IT a #TCON2020, organizzata da T-Consulting Andrea Veca keynote speaker a TCon2020 organizzata da T-Consulting
Commenti (2)

Ciao.
Io ho la PEC da quasi tre anni, ma ad essere sincero la uso per mandare fatture ad un solo cliente, che la usa a sua volta. Per il resto dei clienti che hanno la PEC chiedono le fatture sulla email ordinaria.
Ma la cosa peggiore è che pur avendo la PEC, la documentazione dagli enti pubblici continua ad arrivarmi in cartaceo, quindi a conti fatti è come se pagassi una tassa annuale senza averne beneficio. Vediamo se con l’obbligo di scadenza del 30 giugno e l’obbligo di creazione dell’indice nazione, ne esce qualcosa di utile, oppure spam.

Emilio Polenghi,

Anche io avrò inviato una manciata scarsa di mail via pec

Vincenzo Chiricosta,

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