Soluzioni tecniche

Quando la rete si infittisce…

13 Febbraio 2013

Ho immaginato di correre su uno dei tanti viali di Pisa.
Improvvisamente la musica in cuffia si attenuava, perché Zeta, la mia personal trainer, mi avvertiva che dovevo aumentare il passo per avere un consumo costante dei grassi.
In macchina, Zeta mi raccomandava di non passare per Via di Pratale, perché a causa di un incidente si stava creando un ingorgo per cui il tempo stimato di arrivo a casa sarebbe aumentato drasticamente.
Inoltre mi consigliava di passare per il supermercato, perché in frigo scarseggiava la Franziskaner.

Zeta

Sicuramente ora vi starete chiedendo se sono diventato pazzo, oppure se ho assunto sostanze psicotrope altamente alteranti, oppure chi è Zeta.
In verità, ho semplicemente letto qualche articolo sulle nuove tendenze tecnologiche e come impatteranno sulla nostra vita quotidiana.
Ebbene, che lo vogliate o no, tra breve qualsiasi cosa fisica possediate potrà essere correlata con qualsiasi altra.

Sto parlando di Internet of Things o IOF, una collezione sfrenata di sensori, protocolli, interfacce che saranno integrate in qualsiasi oggetto allo scopo di scambiare dati e comunicare.
Oggi, ognuno di noi (uomini, donne, adolescenti) possiede in media almeno due dispositivi collegati al Web.
Nel 2025, gli analisti dicono che ne avremo almeno sei. Forse di più.

Significa che da qui ai prossimi dodici anni ci saranno, più o meno, 50 miliardi di apparati collegati a Internet.
Una volta digeriti i numeri di questa evoluzione (se preferite, chiamateli Big Data), superata la difficoltà tecnica di supportare la connessione di tutti gli smart device (ringraziamo l’Ipv6), ci si chiederà: siamo pronti a vivere nell'Internet of Things?


"L’Internet of Things propone un’evoluzione dell’attuale paradigma di comunicazione della rete Internet, oggi ancora dominato da uno scambio di informazioni tra strumenti molto simili tra loro (pc, tablet, smartphone) e che vede, quasi sempre, il coinvolgimento dell’utente umano come destinatario o sorgente dell’informazione. Grazie allo sviluppo dell’Rfid e della sensoristica, gli oggetti acquisiscono la capacità di interagire tra loro, anche senza l’intervento dell’uomo e, necessariamente, aumentano le proprie capacità di autoconfigurarsi e autogovernarsi, guidati da informazioni prelevate autonomamente dal contesto nel quale operano (Context Awareness). A fianco delle classiche infrastrutture urbane (trasporti, illuminazione pubblica, approvvigionamento e distribuzione dell’energia, linee telefoniche cablate e via dicendo) si sta costruendo uno strato di oggetti e servizi interconnessi che abilitano la trasformazione delle città in ecosistemi intelligenti”. (Guido Guerrieri, Executive Partner di Reply).


Tante sono le domande che mi pongo o i dubbi che mi vengono in mente, ma volevo soffermarmi soprattutto sul grado di rischio da fronteggiare.
Attualmente se un PC si infetta per un virus, al massimo non stampiamo e non andiamo su Internet per controllare il nostro profilo di Facebook.
Se un singolo sistema viene compromesso, in ogni caso i danni possono essere limitati, perché sono previsti dei livelli di isolamento: ma cosa succederebbe se improvvisamente tutti gli apparati fossero compromessi?

Le scene che possiamo immaginare sarebbero simili a quelle del celebre film "Die Hard – Vivere o morire", dove John McClane (Bruce Willis) lotta contro il più grave attacco informatico della storia, notoriamente chiamato "saldi per incendio".
Già da qualche anno, quasi tutti i governi evoluti stanno investendo su vere e proprie task force con lo scopo di sviluppare malware detti strategici, cioè utili a compromettere apparati militari o infrastrutture nevralgiche di un Paese.
Se aggiungessimo una miriade di dispositivi connessi tra loro, la portata di un attacco aumenterebbe a dismisura.

Ora non voglio sembrare catastrofico, è chiaro che ci sono tante applicazioni pratiche, ad esempio nel campo della medicina, in cui una rete di sensori può effettivamente migliorare la vita di un paziente che non deve più essere costretto a letto legato da tubi e fili.
Tuttavia credo che saremo invasi da tante applicazioni dell'IOF di cui potremmo anche fare a meno.

In fondo, correre con ritmo non da maratoneta o tornare a casa e scoprire di non avere più la birra in frigo sono cose che non fanno poi cosi tanto male!

Tu che ne pensi?

Autore
Vito Pietrapertosa
Commenti (6)

Leggendo questo articolo mi è venuto in mente il primo Terminator: "Il sistema andò online il 4 agosto 1997. Skynet cominciò a imparare a ritmo esponenziale. Divenne autocosciente alle 2:14 del mattino, ora dell’Atlantico, del 29 agosto.". Oggi siamo nel 2013 e Schwarzenegger ha fatto più danni da governatore che da Terminator.
Siamo ottimisti!

Mauro Brunello,

Ciao Mauro e grazie per il tuo commento!!
Sicuramente il catastrofismo non ha mai portato il progresso e accolgo con entusiasmo la tua esortazione!
Io riflettevo semplicemente sul fatto che lo scenario che ho proposto sarà probabilmente il futuro. Tuttavia l’eccessiva esasperazione tecnologica potrebbe intaccare e impigrire lo spirito umano. Fino a che punto saremo in grado di agire autonomamente se ci spingessimo troppo verso un sistema di interazione dipendente?

Vito Pietrapertosa,

Ciao Vito, ti propongo un possibile proseguimento della storia.
Uno dei tuoi sensori IoT si accorge che hai sete e desideri una birra Weizen; ovviamente sei geolocalizzato e sempre IoT ti dice che c’è un bar ad un isolato da te aperto e con un’offerta speciale. Ovviamente ti fermi e ti gusti la birra. La sosta ti fa dimenticare che avevi promesso alla tua fidanzata che stasera non avresti fatto tardi. Dunque sei in ritardo ma IoT percepisce il tuo senso di colpa e ti segnala la presenza di un fioraio poco distante, così puoi comprare il mazzo di rose riparatorio. Morale: tu hai bevuto la birra, la tua fidanzata è placata dalle rose inattese e hai fatto girare l’economia con due acquisti non pianificati. Meglio di così si muore, o no 😉 ?

Francesco Doveri,

Ciao Francesco, da buon giocatore di poker rilancio: torno a casa con un bel mazzo di rose e un po’ di indecisione. I miei sensori mi avvertono che forse la fidanzata avrebbe gradito più un brillante suggerendomi la gioielleria più vicina, ma mentre mi precipito frettolosamente mi avvertono della situazione del conto in banca e mi suggeriscono di ripiegare caldamente su una pasticceria, "sarà un’ottima scelta, la tua ragazza ama i dolci, prendila per la gola". La pasticceria all’angolo è chiusa e la prossima è troppo lontana per giustificare un ulteriore ritardo. Allora interrogo i miei oracoli ma nessuna risposta… cosa sta succedendo? I sensori mi hanno abbandonato… forse hanno esaurito la batteria o la tempesta solare ha fatto centro? E ora che faccio?? PANICO!!!

Vito Pietrapertosa,

Ciao Vito, in questi casi: al diavolo la tecnologia, si improvvisa! Mi strappi un’altra citazione cinematografica: "…Era crollata la casa! C’è stato un terremoto! Una tremenda inondazione! Le cavallette!…"

Mauro Brunello,

Ciao Mauro!!
Hai colto nel segno!! Era proprio quello che volevo dire!! Infatti la mia considerazione era del tipo: siamo sicuri che abituandoci ad essere "assistiti" non perdiamo lo spirito di intraprendenza?

Vito Pietrapertosa,

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