VMware: futuro o passato?

24 Marzo 2015

Una dichiarazione forte, forse. Partiamo dall’inizio.
Recentemente è uscito un interessante articolo che analizzava le sfide che VMware si trova a dover affrontare oggi: la difficoltà di cambiare rotta e creare innovazione sotto il controllo di EMC, i conflitti di interesse e una macchina da soldi che sta rapidamente trasformandosi in commodity.

L'hypervisor, così come lo conosciamo oggi, è una commodity.


Virtualizzazione


Uno dei temi emersi di recente riguarda il cosiddetto “software-defined datacenter” che virtualizza rete, storage e server per rendere l'infrastruttura più semplice da installare e gestire.

Esistono due diverse scuole di pensiero circa la strada da percorrere per raggiungere questo traguardo. Una prevede il consolidamento delle funzioni di gestione in un unico layer amministrativo. Per intenderci, è la via scelta da VMware. Per esempio, le funzionalità storage delle SAN fisiche e virtuali continuano a spostarsi all'interno di vSphere per essere gestite centralmente anziché dover amministrare i vari dispositivi attraverso console separate. La stessa strategia sta emergendo anche nella gestione di rete, e ovviamente le radici di VMware si trovano nei deployment di server.

Da diversi anni la tendenza verso la virtualizzazione incarnata da VMware è considerata come la strada naturale, se non l'unica, verso l'ambito traguardo. Anche se consolidare i layer di gestione è un passo avanti notevole, tuttavia non capitalizza l'elemento più potente del trend della virtualizzazione: quello per cui i modelli mentali relativi all'infrastruttura non si applicano più del tutto.

Abbiamo parlato di consolidamento della gestione della SAN e della gestione dell'hypervisor in una singola console. Questa strategia si basa su un modello mentale che traduce i server fisici e i sottosistemi storage fisici in un mondo virtuale dotato degli stessi componenti e largamente amministrato allo stesso modo, solo magari con meno hardware fisico sottostante. Lo storage SAN viene configurato e installato. I server vengono configurati e installati. I protocolli storage collegano i server allo storage. È lo stesso modello mentale del mondo fisico, con l'unica differenza di essere gestito all'interno di un mondo virtuale.

Quel che non si capisce è che in un mondo realmente convergente questi modelli mentali risultano irrilevanti e arcaici. Quando server, storage e virtualizzazione convergono davvero, non esistono più differenze fra questi tre componenti, salvo quelle che possiamo creare noi artificialmente. Cambiando i modelli mentali ed eliminando queste barriere emerge un'opportunità di enormi progressi per l'infrastruttura IT anziché semplici miglioramenti incrementali.

Un mondo veramente iperconvergente richiede molto più che consolidare il layer di gestione SAN: si tratta di eliminare del tutto il concetto di SAN. Con l'iperconvergenza spariscono la SAN, i suoi protocolli e i suoi requisiti di gestione. I vantaggi della SAN tuttavia rimangono: storage condiviso, ridondante e scalabile accessibile a tutte le applicazioni. Ciò che viene completamente rivisto, automatizzato e reso trasparente è il deployment e la gestione di questo storage pool. Non ci sono più protocolli in gioco né LUN da gestire.

Questo è il vantaggio che scaturisce da un cambio del modello mentale. Il consolidamento della gestione è un passo avanti. L'eliminazione definitiva dei layer di gestione è un salto evolutivo.

Questo genere di trasformazione è quello che rende tanto interessante il concetto di software-defined datacenter. Ancora più interessante sarà la corsa per vedere chi arriva primo a un tale traguardo.

Scale Computing è già qui.

(Tratto dal blog di Scale Computing)

 
Autore
Claudio Panerai
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Nato a Ivrea nel 1969, è sposato e padre di due figlie. Laureato in Scienze dell’Informazione nel 1993, ha dapprima svolto numerose consulenze e corsi di formazione per varie società per poi diventare responsabile IT per la filiale italiana del più grande editore mondiale di informatica, IDG Communications. Dal 2004 lavora in Achab dapprima come Responsabile del Supporto Tecnico per poi assumere dal 2008 la carica di Direttore Tecnico. Giornalista iscritto all’albo dei pubblicisti, dal 1992 pubblica regolarmente articoli su riviste di informatica e siti web di primo piano. E' stimato da colleghi e clienti per la schiettezza e onestà intellettuale. Passioni: viaggi, lettura, cinema, Formula 1, sviluppo personale, investimenti immobiliari, forex trading. Claudio è anche su LinkedIn e Facebook.
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