VMware VSAN: non è tutto oro quello che luccica

09 Marzo 2015
Il momento è finalmente arrivato! O meglio, il momento è arrivato già da un po'.
VMware ha fatto uscire VSAN dalla fase beta, sbandierandone l'approccio "rivoluzionario" alla convergenza con l'hypervisor.
In pochi attimi poi si è arrivati alla versione 6 per allinearla alla versione di VMware.

In realtà la "rivoluzione" è iniziata nell'agosto 2012 quando Scale Computing ha lanciato HC3, e siamo davvero contenti di veder confermata oggi la validità di questo approccio.



Come HC3, anche VMware VSAN sfrutta lo storage locale collegato a ciascun host per creare uno storage pool condiviso che viene reso disponibile a tutti i nodi partecipanti al sistema.
Questo approccio proietta VMware VSAN e Scale HC3 su un piano diverso da quello di molti altri competitor presenti nel mercato della convergenza che si avvalgono di un modello VSA che aggiunge all'equazione un livello di complessità ulteriore.
E qui le similitudini finiscono, per cui cerchiamo di capire in quale modo i cluster HC di Scale Computing si differenziano.

La procedura di acquisto e configurazione: HC3 è più facile da comprare e implementare

VMware VSAN richiede che ogni cliente scelga i propri server. In ciascun server deve esserci almeno un disco SSD (Solid State Disk) interno le cui dimensioni consigliate sono pari ad almeno il 10% della capacità totale degli HDD presenti, più un hard disk incluso nel limitato elenco di componenti hardware compatibili con VMware.
Una volta ottenuto l'hardware, è l'utente che deve preoccuparsi di:
 
  • installare l'hypervisor ESX;
  • installare vCenter (e un database SQL);
  • attivare le funzionalità appropriate;
  • creare un cluster vCenter;
  • attivare VSAN come datastore.
Una richiesta non da poco per un sistemista IT generico costantemente impegnato a rincorrere i problemi che si verificano in ufficio.
HC3 viene venduto come sistema completamente integrato: questo significa che tutte le licenze sono già comprese insieme con hardware per il calcolo e lo storage pronto a essere immediatamente utilizzato e progettato per poter scalare liberamente. Dall'apertura della confezione fino all'attivazione di Virtual Machine ad alta disponibilità trascorrono poche decine di minuti e senza bisogno di alcuna formazione preventiva sull'hypervisor o sui sistemi SAN/NAS!

Gestione infrastruttura: HC3 è più facile da gestire


Per poter gestire gli host delle Virtual Machine e la VSAN, VMware richiede una appliance virtuale o un vCenter Server a parte che deve essere configurato dall'utente e che può utilizzare lo storage VSAN come proprio datastore purché il deployment venga effettuato seguendo rigorosamente una procedura molto specifica.
Una volta configurata la vCenter Server Appliance, gli utenti possono finalmente collegarsi al client Web vSphere per gestire l'ambiente.
HC3 integra completamente la gestione dell'intero cluster e la ridondanza storage rendendola accessibile attraverso qualunque browser compatibile con HTML5. Gli utenti non devono fare altro che far puntare il browser a qualunque indirizzo IP associato al cluster per amministrare l'ambiente dalla GUI Scale.

Espansione: HC3 è più facile da espandere


L'ampliamento di un ambiente VSAN con vSphere richiede che il nuovo host possieda solamente componenti presenti nella Hardware Compatibility List (HCL) di VMware vSphere 5.5. Dopodiché sarà compito dell'utente installare manualmente l'hypervisor e aggiungere gli host al cluster prima che il relativo storage locale possa contribuire ad ampliare un datastore VSAN già esistente.
Con HC3 gli utenti possono combinare liberamente le tipologie di nodo, ciascuna con diverse capacità di RAM, tipologie di CPU o di disco a seconda del modello selezionato.
È sufficiente inizializzare un nuovo nodo nell'ambiente perché Scale ne aggreghi automaticamente le risorse a quelle del cluster, che a sua volta fornisce immediatamente nuovo storage ai workload esistenti aumentando il numero di dischi disponibili per la scrittura di dati. Aggiungere nodi VSAN ulteriori non migliora le performance delle VM esistenti.

Assistenza: un solo collo da tirare


Anche se VSAN elimina l'esigenza di SAN o NAS separati all'interno dell'ambiente, tuttavia non elimina la necessità di ricorrere a più fornitori. Gli utenti devono selezionare il proprio hardware dalla HCL VMware per mettere insieme la propria infrastruttura convergente.
In caso di problemi sarà compito dell'utente capire a chi rivolgersi per ottenere assistenza. E anche a quel punto, qualora non vi fosse una rigorosa aderenza alla HCL dal momento che i componenti hardware e software vengono aggiornati indipendentemente, il cliente potrebbe sentirsi rispondere di non aver diritto all'assistenza.

HC3 comprende un anno di supporto ScaleCare compreso nel prezzo dei nodi: l'assistenza non copre solamente il software ma anche l'hardware HC3. Al rilascio di nuove versioni del firmware, gli utenti HC3 coperti da ScaleCare possono aggiornare i componenti hardware e software in modo integrato senza interruzioni all'operatività delle VM. Il modello di supporto convergente di Scale garantisce agli utenti HC3 la completa copertura senza rischi di dover scaricare responsabilità e ricercare un colpevole come accade quando si ha a che fare con più vendor.
HC3 è stato progettato all'insegna della capacità di supporto e comprende una comoda funzione "call home" per l'assistenza remota che consente ai tecnici Scale di accedere alla console come se si trovassero nella stessa stanza dell'utente.

Posizionamento dei dati


VMware VSAN memorizza copie di ciascun oggetto storage della VM usando tecniche di posizionamento dati estremamente statiche (una sola copia per default, ma si possono avere fino a 12 repliche). Tutti i nodi che contribuiscono alla capacità del cluster devono possedere almeno un SSD, che viene utilizzato come cache ed è escluso dalla capacità complessiva del cluster. Tutte le operazioni di I/O devono essere innanzitutto inviate alla cache di lettura/scrittura rappresentata dal dispositivo SSD prima di essere riscritte su un hard disk per la conservazione a lungo termine.

HC3 utilizza un unico pool di dischi SAS e/o SATA wide-striped per un livello di ridondanza e prestazioni simile a RAID-10 utilizzando come cache la memoria RAM. Questo accorgimento evita la presenza di un singolo punto di guasto, come è possibile ottenere con un setup di VMware VSAN che utilizzi un fattore di replica di 2+, ma non richiede alcuno sforzo da parte dell'utente per assicurare una tale protezione. Scopri quanto è semplice creare VM ad alta disponibilità su HC3.

Architettura storage


VSAN conserva ancora un modello per il quale i dischi delle macchine virtuali sono memorizzati sotto forma di "file" (VMDK) e come tali sottoposti alle operazioni del file system. Per esempio, la creazione di una copia snapshot di una VM blocca essenzialmente le operazioni di scrittura sui file VMDK della VM in modo tale che le modifiche a quest'ultima vengano scritte in un nuovo file di disco virtuale che rappresenta il "delta" rispetto a quello originale. Ulteriori snapshot creano catene di nuovi dischi delta che sono inefficienti da espandere o aggiornare, e che risultano estremamente pesanti da rimuovere.
Le operazioni di lettura devono attraversare la "catena" di snapshot per determinare la collocazione della copia più recente del blocco richiesto. Rimuovere anche una singola copia snapshot richiede una lettura di tutte le modifiche dai vari file delta e la successiva scrittura sul file VMDK originale.

HC3 utilizza infatti un layer storage a blocchi clusterizzati di livello enterprise appositamente progettato per essere utilizzato direttamente dall'hypervisor di HC3 basato su KVM.
Gli snapshot in un cluster HC3 non impattano in alcun modo sulle macchine virtuali in esecuzione.

(Tratto da Scale Computing Blog)

Autore
Claudio Panerai
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Nato a Ivrea nel 1969, è sposato e padre di due figlie. Laureato in Scienze dell’Informazione nel 1993, ha dapprima svolto numerose consulenze e corsi di formazione per varie società per poi diventare responsabile IT per la filiale italiana del più grande editore mondiale di informatica, IDG Communications. Dal 2004 lavora in Achab dapprima come Responsabile del Supporto Tecnico per poi assumere dal 2008 la carica di Direttore Tecnico. Giornalista iscritto all’albo dei pubblicisti, dal 1992 pubblica regolarmente articoli su riviste di informatica e siti web di primo piano. E' stimato da colleghi e clienti per la schiettezza e onestà intellettuale. Passioni: viaggi, lettura, cinema, Formula 1, sviluppo personale, investimenti immobiliari, forex trading. Claudio è anche su LinkedIn e Facebook.
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