Soluzioni tecniche

Windows 8 e i dischi SSD

08 Settembre 2015

Ho trovato un articolo di Scott Hanselm che spiega bene il funzionamento del defrag di Windows 8 sui dischi a stato solido (SSD) e le sue implicazioni.

Ne prendo spunto per scrivere questo articolo, Scott è un dipendente di Microsoft ed un divulgatore, ha avuto modo di co-redigere l’articolo con un componente del team che ha sviluppato le procedure di gestione dello storage di Windows 8, ragion per cui ha informazioni “di prima mano”.

Ci sono un po’ di affermazioni che riguardano gli SSD che vengono rimesse in discussione, intanto elenchiamole:

  • I dischi SSD si guastano dopo un certo numero di cicli di scrittura.
  • La deframmentazione non serve ai dischi SSD perché accedono ad ogni cella di memoria senza spostare nulla.
  • La deframmentazione causa un numero elevato di cicli di scrittura.
  • I dischi SSD quindi è meglio che non vengano deframmentati.

Queste affermazioni sono “solitamente vere”, ma non lo sono sempre, vediamole con calma.

I dischi SSD si guastano dopo un certo numero di cicli di scrittura
Questa è vera sempre, ma il numero di cicli di scrittura possibile fa sì che con un uso normale della macchina possa comunque durare qualche anno.
 
La deframmentazione non serve ai dischi SSD, perché accedono ad ogni cella di memoria senza spostare nulla
Questa frase non è sempre vera, vero il fatto che il file viene recuperato senza sforzo ovunque sia, ma vero anche che la frammentazione rende più oneroso tracciare la posizione dei file nei metadata, che crescono di dimensioni e complessità, rendendo comunque leggermente più lente le operazioni di lettura e scrittura, ma soprattutto rischiando di arrivare al punto in cui si saturano e il sistema smette di funzionare perché non sa più dove “ha messo” i dati.
 
La deframmentazione causa un numero elevato di cicli di scrittura
Vero, ma quante volte capita che giri la deframmentazione? Se parliamo del comando defrag di Windows 8, non lancia più una vera deframmentazione sui dischi SSD, ma un’ottimizzazione, cioè un TRIM: mette effettivamente a “0” le celle vuote, che invece il sistema operativo normalmente si segna come vuote, ma non cancella.
Questa procedura allunga la vita del disco SSD.
 
Quindi i dischi SSD è meglio che non vengano deframmentati?
Questa era la conclusione riguardante le tre affermazioni qui sopra, ma visto che quelle non sono vere anche questa non lo è, deframmentare il disco SSD ogni tanto va bene, non tutti i giorni, e nemmeno tutte le settimane, ma una volta ogni tanto ha senso farlo.
Oltretutto se ci pensi ci sono aree del tuo disco, ad esempio quella su cui giace il file di swap, che vengono scritte continuamente, i cicli di scrittura “consumati” dal defrag su quelle aree sarebbero statisticamente ininfluenti, a meno che tu non lo faccia girare tutti i giorni.



 
 
Come puoi vedere se lanci dfrgui.exe non c’è modo di scegliere se il defrag lancerà una deframmentazione o un trim, ma in questo caso ci viene in aiuto la “protezione di sistema” di Windows 8, come affermato nell’articolo citato all’inizio per preparare il disco allo snapshot di sistema fa una vera deframmentazione circa una volta al mese.
 
Come si comporta Windows 10?
Non ho ancora visto documenti ufficiali al riguardo da parte di Microsoft, ma a giudicare dall’interfaccia di dfrgui.exe con Windows 10 non dovrebbe cambiare nulla.
 

Autore
Roberto Arvigo
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